Fabriano

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Fabriano (in dialetto locale Favrià) è un comune di 31.414 abitanti in provincia di Ancona.

Il territorio cittadino è posto a 325 m s.l.m., in una vallata costellata da dolci colline e circondata da monti dell'Appennino umbro-marchigiano centrale e della dorsale marchigiana su cui svettano a nord-nord ovest: il monte Nebbiano (790 m), il monte Strega (1276 m), il monte Catria (1701 m); ad ovest troviamo: il monte Cucco (1566 m); mentre ad est: il monte San Vicino (1479 m); infine a sud-sud ovest: il monte Nero (1424 m) ed il monte Maggio (1361 m). Da quest'ultimo ha origine il torrente Giano che attraversa la città di Fabriano e si unisce poi al fiume Esino all'altezza della frazione di Borgo Tufico. Altre vette elevate presenti nel territorio comunale, o confinanti, sono: nero (1411 m), purello (1405 m), l'uomo di Sasso (1391 m), le senate (1326 m), culumeo (1251 m), antensa (1228 m), giuoco del pallone (1227 m), montarone (1209 m), lo spicchio (1200 m), testagrossa (1174 m), sasso barbano (1160 m) e puro (1155 m).
Alcuni affermano che il vocabolo "Fabriano" trae origine da "Faberius", proprietario del fondo su cui si eresse la città stessa. Faberius divenne nel medioevo "Fabriano", anche perché era molto sviluppata in città l'attività dei fabbri. Anche lo stemma cittadino, infatti, sin dal XIII secolo, ha come emblema un fabbro che batte il ferro su di un'incudine.

Origini
II territorio di Fabriano si trova a cavallo dell'Appennino umbro-marchigiano e per la sua felice posizione favorì fin dalla preistoria l'insediamento di comunità stabili. Numerose infatti le testimonianze di tale antropizzazione risalenti sin dal paleolitico. Nell'età del ferro si diffusero ampiamente, la civiltà picena e quella umbra, autoctone, mentre nel corso del IV secolo a.C. vi si attestarono i galli senoni, di origine celtica. Dopo la conquista romana si svilupparono Attidium (Attiggio), già umbra, e Tuficum (Albacina), che raggiunsero la massima floridezza nel II-III secolo d.C.
Le invasioni barbariche dei secoli seguenti (V-VI) causarono il lento abbandono dei due municipi. Fu durante i secoli V-IX d.C. che gli Attidiati, secondo la tradizione, si rifugiarono in parte a sud-est verso il futuro castello di Collamato e, per la maggior parte, nella futura valle di Fabriano dove, con l'apporto di un altro popolo proveniente da Tuficum per lo stesso motivo, dettero vita al primo nucleo della città di Fabriano e ad alcune ville (oggi chiamate frazioni). Il primo nucleo della futura Fabriano, il castello di Castelvecchio, forse fu addirittura fondato nel 411 d.C. subito dopo le invasioni barbariche. Da qui l'appellativo "Attidium mater Fabriani". La popolazione di Tuficum, inoltre, originò vari villaggi: Castelletta, Albacina e Moscano, oggi frazioni di Fabriano.
Fabriano fece parte del Ducato di Spoleto, dal 571 fino alla sconfitta dei longobardi ad opera di Carlo Magno nel 773, e sorsero numerosi castelli dei piccoli feudatari locali e altrettanto numerosi monasteri benedettini che acquisirono gradualmente notevole importanza spirituale ed economica, risultando determinanti per lo sviluppo e la storia del territorio fabrianese.

Medioevo
Le prime menzioni storiche del castellum Fabriani sono del 1040-1041. Circa un secolo dopo sono ricordati entrambi i "castra Fabriani" (1160), i quali ancora più tardi, nel secolo XIII, si distinguevano con i nomi di Castrum vetus e Castrum novum (o Podium) ciascuno formato da un nucleo centrale fortificato, detto castellare, difeso da fossati, da mura e circondato da borghi murati. Dalla fusione di questi due castelli posti sulla riva destra del fiume Giano, in posizione dominante: Castelvecchio e Poggio, ha avuto origine la città il cui sviluppo fu assai rapido. Dal VIII secolo Fabriano è sottoposta ad un governo feudale. Nel 1234 Fabriano diviene libero comune, elesse le sue magistrature ed acquistò gradatamente un nuovo volto; si svilupparono nel centro storico cantieri architettonici e pittorici di fondamentale importanza per la nascita di quella scuola artistica che, nel secolo successivo, raggiungerà il suo apice con Allegretto Nuzi e Gentile da Fabriano. Si tratta di un governo aristocratico di consoli, affiancato però da apposito Consiglio che in pratica ne limitava l'indipendenza.

Stato pontificio
Nel 1300 il comune, ormai forte ed affermato, prese parte attiva alla politica medievale partecipando alla lotta tra Guelfi e Ghibellini, finché a partire dal 1378, la potente famiglia ghibellina dei Chiavelli riuscì ad imporre la propria signoria a Fabriano; nonostante l'instabilità politica, poté godere di notevole prosperità economica. Dopo l'eccidio dei Chiavelli (1435) e un breve periodo di sottomissione a Francesco Sforza (1435-1444), la città venne annessa allo Stato Pontificio. Nel 1515 la città venne saccheggiata dagli Spagnoli per dissensi tra i fabrianesi e papa Leone X. In questo periodo emerge la figura del capitano Giovanbattista Zobicco. Si adoperò, addestrando alle armi i giovani, ad organizzare una difesa, affinché la città avesse una valida protezione in caso di necessità. Nel 1519 mons. Pietro Paolo Venanzi, promosse la spedizione armata contro la ribelle Fabriano. Nonostante il successo militare esterno di Fabriano, incerta rimase la situazione all'interno della città a causa di tumulti, uccisioni e dimissioni. Papa Leone X, temendo che Fabriano diventasse troppo potente, inviò nel fabrianese un commissario speciale per sedare i disordini e preparare la pacificazione delle fazioni diverse. Chiamò poi a Roma Zobicco, pare con promessa di perdono. Forse per un ulteriore comportamento ostile dello Zobicco, questo venne imprigionato e dopo strazianti torture venne decapitato. Dopo altre lotte interne, si ebbe a Fabriano, il governo del cardinale Giulio de' Medici e nel 1527 si può dire che le discordie fossero terminate. Fu promossa la pace generale e così Fabriano poté di nuovo ritornare a godere di una certa prosperità economica. I secoli che seguirono (XVII - XVIII) sono da molti definiti di decadenza. Nel 1728, Fabriano, posta sotto un governatore prelato, fu elevata da papa Benedetto XIII a diocesi con Camerino e a città. Nel 1785 fu da papa Pio VI riconfermata diocesi in unione alla sola Matelica a parità di diritti. Nel 1798 fu proclamata la Repubblica Romana dal generale Berthier e la città di Fabriano svincolatosi dalla dipendenza papale, ne fece parte, ma per un breve periodo dato che nel 1800, ritornerà sotto il governo restaurato della Chiesa.

L'Ottocento
Ma fu per pochi anni ancora, perché nel 1808 la città fu annessa al Regno italico, assumendo il nome di Capoluogo del IV Distretto sotto il Dipartimento di Macerata. Dopo la parentesi napoleonica periodo nel quale furono soppressi molti ordini religiosi e conventi, la città passò nel 1813 sotto il governo provvisorio di Napoli, guidato da Gioacchino Murat, per poi cadere nel 1814 sotto il tirannico dispotismo austriaco. Nel 1815 ritornò alle dipendenze della Chiesa, che inviò in città un suo governatore civile. Nel 1847 hanno inizio i lavori (ultimati nel 1852) per la costruzione di un teatro, che prenderà il nome di "Camurio".
Il 29 aprile 1866 viene inaugurata la linea ferroviaria Ancona - Foligno prima, e Fabriano - Urbino poi. Intuibile l'influenza che avranno sullo sviluppo delle industrie e il commercio locale. Durante l'ultima guerra mondiale, la linea Fabriano - Urbino fu riattivata fino a Pergola. Il 14 settembre 1860 entrando per la Porta del Borgo le truppe sabaude, al comando del generale Cialdini, liberarono la città, riunendola (dopo il solenne plebiscito del 4 novembre successivo che registrò 2354 voti favorevoli contro 2 contrari) al Regno d'Italia sotto Vittorio Emanuele II. Nel 1863 si incendia il teatro Camurio, ma nel 1870 si inizierà la costruzione dell'attuale teatro Gentile, terminato nel 1884 ed inaugurato con l'opera "L'Aida". Il 1874 è la data che segna l'insediamento definitivo dell'Ospedale Civile di Fabriano nell'attuale sito. Durante l'estate del 1878 il campo già dei Camaldolesi ed Agostinani viene adattato a giardino pubblico. Nel 1885 si inaugura il tratto ferroviario Albacina - Macerata.

Il Novecento
Nel 1930 Aristide Merloni inizia, ad Albacina, con una modesta fabbrica di bilance, un'attività che gradualmente si svilupperà fino a diventare un complesso industriale di fama mondiale. Il 1944, durante la seconda guerra mondiale, fu un anno tragico per la città di Fabriano. Su essa piovvero ben 55 bombardamenti causando centinaia di morti, altrettanti feriti e gravissimi danni materiali. Nella notte tra il 12 e 13 luglio 1944 i tedeschi abbandonarono la città, ma non completamente il territorio. Alle 10,30 del mattino le strade cittadine sono già attraversate, tra la acclamazione della gente festante, da autoblinde anglo-americane. Sul balcone del Comune vennero issate le bandiere inglese, americana, russa e italiana, a significare l'avvenuta presa di possesso della città. Il 15 luglio 1944 si costituì la prima Giunta Comunale con il sindaco Luigi Bennani (PSI).

Il 26 settembre 1997 due terribili scosse di terremoto (7-8 grado della scala Mercalli il primo e 8-9 grado il secondo) si abbattono sulle Marche e sull'Umbria. Segue per lunghissimi mesi uno sciame di scosse sismiche, anche forti. Gravissime le conseguenze. Per limitarci alla zona di Fabriano, oltre al panico e caos più che motivati, si registra una vittima. Nel 2007 i danni sono stati quasi completamente riparati con il risultato che la città ed il suo centro storico medievale sono tornati a brillare di particolare splendore.


Monumenti e luoghi di interesse artistico

Tra i principali monumenti di Fabriano vanno segnalati:

Palazzo del Podestà
Il Palazzo del Podestà è uno splendido edificio pubblico ed ha una sua peculiarità tipologica "a ponte", in ricordo della colmata dell'antico fiume cittadino, che scorreva sotto di esso, e dell'unificazione dei quattro quartieri cittadini. Eretto nel 1255, interamente in pietra bianca di Vallemontagnana, modificato più volte, è costituito di tre corpi di fabbrica dei quali, quello centrale, presenta il caratteristico voltone ogivale di sottopasso della strada e le eleganti trifore.
Al di sotto dell'arcone restano interessanti affreschi (XIII-XIV secolo) che rappresentano scene di guerrieri in battaglia e una enigmatica ruota della fortuna mossa da una figura femminile.

Fontana Sturinalto
La fontana Sturinalto fu commissionata a Jacopo di Grondolo nel 1285, l'architetto che aveva progettato la fontana maggiore di Perugia. Non a caso la fontana fabrianese, cosiddetta "Sturinalto", è una copia di minori dimensioni ma di grande eleganza, della straordinaria fontana umbra decorata da Nicola e Giovanni Pisano.

Palazzo comunale
Palazzo del Comune (1350 ca., ricostruito nel 1690) Antica dimora dei Chiavelli, signori della città fino al 1435, conserva l'androne voltato a crociera nel XIV secolo e, nel cortile, il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tufico) e Sentinum (Sassoferrato).

Ex ospedale di Santa Maria del Buon Gesù
Ex ospedale di S.Maria del Buon Gesù (1456) Fondato da San Giacomo della Marca nel 1456 per riunirvi gli ospedali cittadini, è un elegante esempio di architettura tardogotica. Nella chiesa annessa è venerato il pregevole stendardo della Madonna del Buon Gesù, dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo. Allo stesso pittore si debbono gli affreschi visibili sotto il portico. All'interno la chiesa conserva affreschi del fiorentino Andrea Boscoli, realizzati agli inizi del XVII secolo.

Cattedrale di San Venanzio
Cattedrale di San Venanzio (XIV e XVII secolo) Chiesa matrice di Fabriano, ampliata nella seconda metà del XIV secolo, fu ricostruita dall'architetto urbinate Muzio Oddi tra il 1607 e il 1617. A questa fase risale la pregevole decorazione interna con stucchi del ticinese Francesco Selva. Della fabbrica trecentesca, invece, la Cattedrale conserva l'abside poligonale, il chiostro e la cappella di San Lorenzo affrescata da Allegretto di Nuzio (1360 ca.).

Museo della Carta e della Filigrana
Il museo ha la sua sede all'interno di uno dei più bei complessi monumentali della città di Fabriano, l'antico convento di San Domenico. Qui è stata ricostruita fedelmente una cartiera medievale dove mastri cartai illustrano le antiche tecniche di produzione della preziosa carta filigranata a mano. Un viaggio affascinante nel mondo della carta, nella Città che ne è stata e resta la sua capitale (olim cartam undique fudit).
All'interno del Museo si può partecipare ad attività didattiche, anche residenziali, relative alla lavorazione di carte a mano filigranate. La visita al Museo della Carta e della Filigrana, della durata di 1 ora circa, include una dimostrazione dal vivo della produzione della carta a mano, la visione di forme e filigrane antiche, e un audiovisivo sulla storia della carta a Fabriano.

Complesso San Domenico (sec. XIV-XV)
La chiesa di Santa Lucia Novella, ricostruita dopo il terremoto del 1741, della fabbrica gotica (1365 ca.) conserva l'architettura esterna, caratterizzata anche da una elegante abside poligonale, dove si scorge in rilievo lo stemma della famiglia signorile dei Chiavelli. Le cappelle gotiche e la sacrestia, vantano una ricca e importante decorazione ad affresco di Allegretto di Nuzio e della sua scuola (seconda metà del XIV secolo). Nel convento di San Domenico (Museo della Carta) si possono ammirare i due pregevoli chiostri quattrocenteschi e, nell'interno, l'importante decorazione della sala capitolare dipinta intorno al 1480 da Antonio da Fabriano, per la cui iconografia il pittore si è ispirato alla decorazione del convento domenicano di San Marco a Firenze realizzata da Beato Angelico.

Chiesa del Sacro Cuore (1710, ricostruita nel 1741)
Piacevole esempio di decorazione rococò. Restaurata all'inizio del secolo XX e riaperta al culto dopo aver subito un'opera di ristrutturazione dovuta ai gravi danni subiti a causa del sisma del 1997.

Chiesa di S.Filippo (1313, ricostruita nel 1628 e nel 1741)
Anticamente dedicata ai SS.Giuseppe e Francesco, dal 1628 Oratorio di S.Filippo Neri, conserva tele di Sebastiano Conca (1676-1764 ), Giovanni Loreti (1686-1760), di Giovanni Marchesi (1699-1771). Nella sagrestia affreschi del fabrianese Giuseppe Malatesta e figli (1650-1719).

Loggiato San Francesco (1450 circa)
Edificato nella metà del '400 su progetto del celebre architetto rinascimentale Bernardo Rossellino, giunto a Fabriano nel 1450 insieme a papa Niccolò V ed alla sua corte, che si rifugiò a Fabriano per sfuggire alla peste, il loggiato fu pensato per collegare l'imponente chiesa di San Francesco (edificata nel 1292 e demolita nel 1864) alla scenografica piazza del Comune. Fu prolungato alla fine del 1600, con l'aggiunta di sette arcate alle primitive dodici. Nel 1790 fu collegato al contiguo Palazzo Comunale.

Oratorio della Carità (1587-97)
L'oratorio fu decorato alla fine del XVI secolo con un prezioso ciclo affrescato, raffiguranti le opere di Misericordia Spirituale e Corporale, realizzati dal pittore manierista urbinate Filippo Bellini. Il portale gotico in pietra proviene dall'ex monastero di Sant'Antonio fuori le mura.

Chiesa Santi Biagio e Romualdo (sec. XIII, ricostruita nel XVIII secolo)
Chiesa abbaziale benedettina, fu ampliata nel 1481 e quasi completamente ricostruita dopo il 1741. All'interno, pregevole esempio di stile tardo barocco, sono conservati gli stalli lignei del coro (1642) e interessanti dipinti opera di Pasqualino Rossi e l'organo di Gaetano Callido (1790). Nella cripta è conservato il sarcofago marmoreo con le reliquie di S.Romualdo, fondatore dell'Ordine Camaldolese. Interessante il chiostro, di elegante stile rinascimentale, realizzato nel sec. XVI. Riaperta al culto dopo i restauri dovuti al sisma del 1997.

Chiesa di Sant'Onofrio o Scala Santa (1407, ricostruita nel 1727)
Vi si possono ammirare pregevoli opere lignee, un Crocifisso di fine '300 di scuola tedesca, una "Ecce Homo" quattrocentesco ed un affresco del sec. XV attribuito al Maestro di Staffolo. Molto cara alla devozione perché vi si conservano frammenti della Scala Santa di Roma.

Chiesa di Sant'Agostino (XIII secolo, ricostruita nel 1768)
Della fabbrica medievale, oltre all'architettura esterna e al pregevole portale (fine XIII secolo), si conservano le due importanti cappelle gotiche interamente affrescate agli inizi del XIV secolo dal Maestro di Sant'Emiliano, pittore di scuola giottesca riminese. Nel chiostro si conserva l'oratorio dei Beati Becchetti, che conserva un interessante Lignu Vitae, dipinto dall'importante pittore tardogotico Lorenzo Salimbeni da San Severino Marche (inizi XV secolo).

Chiesa di Santa Caterina
Situata a Castelvecchio, dove sorgeva l'antichissima Chiesa di S.Giorgio, è officiata dai P.P.Minori Conventuali. In essa ebbero sepoltura Guido e Chiavello Chiavelli signori di Fabriano (secoli XIV-XV ). All'interno opere di G.Cades (Roma 1750-1799) provenienti dalla Chiesa di S.Francesco non più esistente. All'interno dell'ex-monastero il chiostro, in laterizio, edificato probabilmente nel 1473 data scolpita nello stemma degli Olivetani situato sul fianco destro della chiesa.

Collegiata di San Nicolò (sec. XII, ricostruita nel XVII secolo)
Fondata dai Benedettini nella seconda metà del sec. XII, la chiesa collegiata fu ricostruita a partire dal 1630 su disegno del pisano Michele Buti. Notevole la facciata in laterizio, con loggia superiore a tre archi. Della chiesa medievale è visibile un affresco di Francescuccio di Cecco Ghissi (seconda metà del XIV secolo) e l'importante scultura lignea trecentesca, raffigurante San Nicola da Bari, realizzata dal Maestro dei Magi di Fabriano. Insieme alla Cattedrale, la chiesa vanta la più ricca e importante collezione di tele manieriste e barocche: basterà ricordare i dipinti di Filippo Bellini (fine sec. XVI), Andrea Sacchi (sec. XVII), Giacinto Brandi (sec. XVII) e il celebre San Michele Arcangelo, magistrale opera del Guercino. Da visitare anche l'elegante chiostro barocco.

Edicola Chiesa S.Maria del Piangato (sec.XIII)
Affresco raffigurante la Vergine col Bambino circondata da Angeli di Ottaviano Nelli (1405 circa) restaurato nel 1993.

Museo Farmacia Mazzolini Giuseppucci
Ubicato lungo Corso della Repubblica (civico 33/A), il Museo è dedicato ad una delle farmacie storiche più importanti in Italia. Gli straordinari arredi lignei realizzati nel 1896 dal perugino Adolfo Ricci, raffigurano i più grandi scienziati e le più grandi scoperte del XIX secolo. La collezione originaria di porcellane di manifattura Ginori e vetri è interamente conservata ed esposta. Il Museo è centro di numerose attività didattiche legate alla divulgazione della storia della scienza.

Palazzo del Podestà (1255)
Lo splendido edificio pubblico ha una sua peculiarità tipologica "a ponte", in ricordo della colmata dell'antico fiume cittadino, che scorreva sotto di esso, e dell'unificazione dei quattro quartieri cittadini. Eretto nel 1255, interamente in pietra bianca di Vallemontagnana, modificato più volte, è costituito di tre corpi di fabbrica dei quali, quello centrale, presenta il caratteristico voltone ogivale di sottopasso della strada e le eleganti trifore. Al di sotto dell'arcone restano interessanti affreschi (sec. XIII-XIV) che rappresentano scene di guerrieri in battaglia e una enigmatica ruota della fortuna mossa da una figura femminile.

Fontana Sturinalto (1285)
La fontana fu commissionata a Jacopo di Grondolo nel 1285, l'architetto che aveva progettato la fontana maggiore di Perugia. Non a caso la fontana fabrianese, cosiddetta "Sturinalto", è una copia di minori dimensioni ma di grande eleganza, della straordinaria fontana umbra decorata da Nicola e Giovanni Pisano.

Palazzo del Comune (1350 ca., ricostruito nel 1690)
Antica dimora dei Chiavelli, signori della città fino al 1435, conserva l'androne voltato a crociera nel XIV secolo e, nel cortile, il lapidarium con epigrafi e cippi provenienti dai municipi romani di Attidium (Attiggio), Tuficum (Borgo Tufico) e Sentinum (Sassoferrato).

Ex ospedale di Santa Maria del Buon Gesù (1456)
Fondato da San Giacomo della Marca nel 1456 per riunirvi gli ospedali cittadini, è un elegante esempio di architettura tardogotica. Nella chiesa annessa è venerato il pregevole stendardo della Madonna del Buon Gesù, dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo. Allo stesso pittore si debbono gli affreschi visibili sotto il portico. All'interno la chiesa conserva affreschi del fiorentino Andrea Boscoli, realizzati agli inizi del XVII secolo.

Cattedrale di San Venanzio (XIV e XVII secolo)
Chiesa matrice di Fabriano, ampliata nella seconda metà del XIV secolo, fu ricostruita dall'architetto urbinate Muzio Oddi tra il 1607 e il 1617. A questa fase risale la pregevole decorazione interna con stucchi del ticinese Francesco Selva. Della fabbrica trecentesca, invece, la Cattedrale conserva l'abside poligonale, il chiostro e la cappella di San Lorenzo affrescata da Allegretto di Nuzio (1360 ca.). Altri affreschi di scuola fabrianese del XIV e XV secolo sono visibili in altri ambienti della chiesa, importanti sono i resti delle storie della Croce commissionate al folignate Giovanni di Corraduccio (1415). La Cattedrale è un importante 'museo' di dipinti manieristi e barocchi. Tra le opere più mportanti ricordiamo le tele di Gregorio Preti, di Salvator Rosa, Giovan Francesco Guerrieri, Giuseppe Puglia e altri. Il celebre pittore caravaggesco, Orazio Gentileschi, è l'autore delle preziose storie della Passione e della mirabile Crocifissione su tela (1620 ca).

Chiesa di San Benedetto (sec. XIII, ricostruita tra il XVI e il XVII secolo)
Notevole monumento dal ricco interno barocco ampio e luminoso, è a navata unica, decorata da pregevoli stucchi e affreschi. Fondata da San Silvestro Guzzolini nel 1244, oggi è il monastero principale della Congregazione dei Silvestrini, ampliata nel 1290, fu ricostruita alla fine del '500. Elementi dell'edificio gotico sono murati sul fianco della chiesa. La facciata in cotto è del 1764. All'interno si conservano una scultura in pietra di Martino da Cingoli (fine sec. XIII) raffigurante il Beato Giovanni dal Bastone. Gli stalli lignei del coro, in origine in Cattedrale, sono una preziosa testimonianza d'intaglio fiorentino di epoca tardogotica. Preziose le testimonianze figurative databili tra '500 e '700 con opere di un Simone de Magistris, Orazio Gentileschi, Pasqualino Rossi, Giacinto Brandi, Francesco Vanni e altri.

Oratorio del Gonfalone (sec. XIII, ricostruito tra '500 e '700)
L'oratorio presenta uno straordinario soffitto a cassettoni, intagliato e decorato in oro zecchino agli inizi del Seicento dallo scultore francese lungamente attivo a Roma, Leonardo Scaglia. Alle pareti il ciclo di tele dedicato alla vita della Vergine è opera di Francesco Bastari (inizio XVII secolo).

Portico dei Vasari (1316)
Parte di un antico ospedale situato nella piazza del Mercato (attuale Piazza Garibaldi), centro economico della città nel Medioevo, conserva sulla facciata emblemi in pietra dell'Arte dei Calzolai e un affresco, di un allievo di Allegretto di Nuzio databile all'ultimo quarto del '300. Di fronte è visibile la pregevole fontana della piazza (seconda metà del XV secolo).

Pinacoteca Civica "Bruno Molajoli"
Dedicata all'importante storico dell'arte, Bruno Molajoli (m. 1986), nato a Fabriano. Conserva una delle più importanti collezioni d'arte medievale delle Marche. La Pinacoteca vanta preziosi dipinti su tavola e affreschi di Allegretto di Nuzi, Maestro di Staffolo, Antonio da Fabriano, Ottaviano Nelli, Orazio Gentileschi, Andrea Boscoli e altri. Importante e ricca la collezione di sculture lignee trecentesche del Maestro dei Magi di Fabriano e del Maestro dei Beati Becchetti e la serie di arazzi fiamminghi databili tra il XVI e il XVII secolo.

Chiesa di Santa Maria Maddalena (XIV secolo, ricostruita nel 1858)
Antico ospedale trecentesco la chiesa conserva importanti affreschi del Maestro di Campodonico (1342), geniale interprete della lezione di Giotto, di Allegretto di Nuzio e la Maddalena penitente, indiscusso capolavoro di Orazio Gentileschi.

Gli artisti fabrianesi nei secoli:

Gentile da Fabriano
(Fabriano, 1370 - Roma, 1427)
È stato uno dei maggiori esponenti del gotico internazionale. La sua formazione avvenne probabilmente nel clima del gotico presente in area marchigiana tra Fabriano, Camerino e San Severino, ma ben presto abbandonò le Marche, lavorando nei maggiori centri dell'Italia centro-settentrionale: Firenze, Siena, Roma, Orvieto, Perugia, Venezia. Questo girovagare lo portò a conoscere ed assimilare diverse influenze dell'arte del suo tempo: nella sua pittura si riscontano elementi di cultura francese, fiamminga e tedesca, nonché, non ultimi, anche elementi della tradizione giottesca. Gentile non fu un innovatore o uno sperimentatore, ma la sua arte fu lo specchio fedele del gusto del tempo, che chiedeva opere di preziosa fattura non necessariamente di razionale costruzione. La prima opera nota è la «Madonna e santi», realizzata a Perugia ma oggi conservata a Berlino. Sono andati perduti quasi tutti gli affreschi da lui realizzati, in particolare nella basilica di San Marco a Venezia e Brescia, sopravvivono diverse tavole che ci danno comunque una conoscenza sufficiente del suo linguaggio pittorico: tra questi il «polittico di Valle Romita» conservato a Brera, e il «Polittico Quaratesi», oggi smembrato tra gli Uffizi (Firenze) e National Gallery (Londra). La sua opera più celebre è la tavola realizzata nel 1423 per la cappella di Palla Strozzi in Santa Trinità di Firenze, oggi conservata agli Uffizi: l'« Adorazione dei Magi». In questa celebre tavola Gentile compone quasi un'antologia delle sue diverse componenti stilistiche, armonizzate in un'opera di grande suggestione. Concluse la sua attività a Roma dove, al servizio di papa Martino V, realizzò diverse opere, tra cui un ciclo di affreschi in San Giovanni in Laterano. Questo ciclo, oggi perduto, fu completato da Pisanello a causa della morte di Gentile. La pittura di Gentile ebbe una influenza notevole su molti pittori italiani del Quattrocento, tra cui il veneziano Jacopo Bellini o il ferrarese Cosmè Tura, innestando i suoi elementi stilistici tardogotici anche nella formazione dei primi artisti rinascimentali.

Antonio da Fabriano
Attivo nella seconda metà del XV secolo, è uno dei maggiori pittori del '400 marchigiano. Documentato a Genova nel 1448, dove si formò a contatto con Donato De' Bardi e le opere dei maestri fiamminghi come Van Eyck, il capolavoro di Antonio è il "San Girolamo nello studio" (1451) oggi nel Museo Walters di Baltimora. A Fabriano sono visibili opere di Antonio, nell'atrio di Palazzo Baravelli (p.zza G.B. Miliani), e in Pinacoteca.

Edgardo Mannucci
(1904-1986) Uno dei più grandi scultori del '900 italiano. Trasferitosi a Roma nel 1927, frequenta lo studio dello scultore Quirino Ruggeri. Frequenta poi Cagli, Afro, Burri, Capogrossi e Colla. Con questi ultimi due artisti aderisce nel 1952 al "Gruppo origine". Dopo la seconda guerra mondiale, la sua attività artistica segna il passaggio dal figurativo all'astratto, interessato ad esplorale il dialogo tra la materia e l'energia. Visse gli ultimi anni di vita ad Arcevia. Le sue opere, mescolano metallo, pietre, vetri, traendone sculture dominate da una straordinaria energia dinamica.

Quirino Ruggeri
(Fabriano, 1883 - Roma, 1955) Emigrato in Usa come sarto, rientra a Roma intorno al 1920 e completa la sua formazione artistica da autodidatta. Fra i protagonisti della storica mostra "Valori Plastici" (Roma, 1927), fu uno tra i più apprezzati esponenti della scultura figurativa e monumentale italiana. Nella produzione pittorica si interessò del linguaggio figurativo astratto.

Guelfo Bianchini
(Fabriano, 1937- Roma, 1997) Uno dei più apprezzati interpreti del surrealismo italiano.

Engles Profili
(- Fabriano, 22 aprile 1944) Medico patriota distintosi per azioni antifasciste. Trucidato dai repubblichini.

Giuseppe Uncini
(Fabriano, 1929) Allievo di Mannucci ed uno fra i più noti scultori italiani viventi, nelle sue opere sperimenta l'utilizzo dei materiali più vari, come cemento, mattoni, ferri.

Roberto Stelluti
(Fabriano, 1951) Uno dei più importanti incisori italiani, mantiene ancora il suo laboratorio a Fabriano nell'ex convento di S.Onofrio (via Gentile, 44).

Aurelio Ceccarelli
(Fabriano, 1924) Attivo lungamente all'estero, Ceccarelli è un interprete molto noto della grande tradizione dei muralisti sudamericani.

Franco Giuli
(Cerreto d'Esi, 1934) Fabrianese di adozione, è l'esponente più noto della pittura italiana Madì.

Reginaldo Sentinelli
(Fabriano, 1854) Reginaldo Sentinelli, illustre cittadino che rese famoso il "Salame di Fabriano" ma anche il nome di Fabriano città in Italia e all'estero, nasce a Fabriano l'11 gennaio 1854. La nobile tradizione locale del "Salame di Fabriano", che accomuna leggende, storia e segreti, sollecita professionalità ed interessi del giovane imprenditore che già premiato "mastro salsamentario" nel 1875, avvia un'intensa produzione artigianale ed il commercio all'ingrosso di generi alimentari. Cinque anni dopo nasce il marchio "Reginaldo Sentinelli - salsamentario - Fabriano - corso Vittorio Emanuele" con il sottotitolo "premiato per lavorazione salami con medaglia d'argento". Riesce poi ad inserirsi nel commercio alimentare collegato alle aree portuali nazionali dove è più vivo il fenomeno della grande emigrazione del popolo italiano verso le Americhe e l'Oceania. Per circa vent'anni (1890-1913), oltre ai salumi, fornisce derrate alimentari alle migliaia di militari che prestano il servizio di leva nelle caserme dipendenti dal Distretto Militare di Ancona. Sul finire del secolo definisce rapporti commerciali con varie società estere per attività import via mare: al porto di Trieste riceve droghe e spezie dalla Turchia, in quello di Livorno arriva dall'India il pregiato pepe nero ed al porto di Genova, provenienti dai lontani mari del nord, sbarcano enormi quantitativi di pesce conservato. Agli inizi del nuovo secolo nell'Azienda Reginaldo Sentinelli, che ha volume d'affari inferiore solo a quello della società "Cartiere Pietro Miliani", squilla il telefono interurbano n°2. Distribuisce l'attività commerciale cittadina tra 8 botteghe e 2 "beccaarìe" e, nel 1904, avvia la costruzione di un grande fabbricato ad uso commerciale e stoccaggio merci con area pertinenziale di oltre 6.000 mq.; l'"interporto fabrianese", collegato direttamente alla rete ferroviaria, rappresenta un centro del mercato alimentare di ampio interesse regionale. Stimato Consigliere della Camera di Commercio di Ancona per oltre un decennio ed ancora in piena attività, neppure sessantenne, muore a Fabriano il 28 gennaio 1913; riferisce, tra l'altro, la stampa dell'epoca: ..."la sua scomparsa non è il lutto di una casa ma di una cittadinanza".

Cultura

Teatro Gentile da Fabriano
Il Teatro Gentile (1869-84) ricostruito dopo un incendio dall'architetto Petrini, il nuovo teatro, inaugurato nel maggio del 1884 ed intitolato a Gentile da Fabriano, ha una facciata neoclassica e un'ampia sala a ferro di cavallo caratterizzata da quattro ordini di palco e loggione balconato. Il sipario è una pregevole opera del bolognese Luigi Serra. Considerato uno dei teatri più belli ed eleganti delle Marche è noto e apprezzato, in Italia e all'estero, per l'acustica eccellente. Scelto per questo motivo da numerosi artisti e orchestre per ospitarvi sedute d'incisione, ogni anno ospita prestigiose stagioni di prosa, musica sinfonica, spettacoli comici. Al suo interno è stato girato il film L'assassino ha riservato nove poltrone del 1974.

Sagre, feste e tradizioni
Palio di San Giovanni Battista. Nel 1995 nasce il Palio di San Giovanni Battista, che si svolge ogni anno intorno alla metà del mese di giugno per concludersi il giorno della festa del Patrono di Fabriano, San Giovanni Battista, appunto, il 24 giugno, con la Sfida del Maglio, dove 4 fabbri (uno per ogni quartiere che porta il nome delle quattro Porte cittadine (Porta del Piano, colore azzurro, Porta del Borgo, colore giallo, Porta Cervara, colore rosso, e Porta Pisana, colore verde) si sfidano nel forgiare una chiave, la quale dovrà far scattare un meccanismo che faccia innalzare il gonfalone della Porta nel minor tempo possibile. Oltre alla Sfida del Maglio, ci sono altre rievocazioni storiche nel corso della manifestazione, come i Borghi Medievali, che rappresentano scene di vita medievale, il Corteo Storico, i Giochi Popolari che comprendono gare di tiro alla fune, corsa con i trampoli, corsa con le brocche, gioco del bracciale, e corsa coi "carioli". Troviamo poi il Torneo degli Arcieri, mostre, spettacoli, cerimonie religiose, e la realizzazione di stupende infiorate, che solitamente vengono realizzate all'interno di chiese o di chiostri. Inoltre, dal 1999 è stato introdotto anche il Palio dei Monelli, che si svolge la penultima sera, il 23 giugno e vede sfidarsi bambini al di sotto dei 14 anni.

Economia
Fabriano è famosa nel mondo per la produzione cartiera fin dal XIII secolo. Non si hanno documenti precisi sull'origine della lavorazione della carta, ma è del tutto probabile che già dalla fine del XII secolo in città si producesse la carta "bambagina", ottenuta con le fibre dei cenci di lino. Fabriano fu una delle più antiche città italiane produttrici di carta: i fabrianesi inventarono la pila idraulica a magli, la filigrana e la collatura con gelatina animale. Grazie a queste innovazioni l'industria ebbe grande sviluppo nei secoli XIV e XV, quando si contavano almeno 40 botteghe. Nella seconda metà del 1300 le industrie locali producevano un milione di fogli l'anno, che prendevano la via di Venezia, Firenze e di altre città, anche d'oltremare, del mondo allora conosciuto. Dopo un periodo di progressivo decadimento dal 1780, grazie a Pietro Miliani, che diede un nuovo impulso a questa attività, Fabriano tornò ad essere la città della carta, specializzandosi nelle carte valori, che ancora oggi sono le più ricercate. Oltre che per la produzione della carta, fin dal basso medioevo Fabriano eccelleva in numerose altre attività artigianali. Oggi la città ha un carattere prevalentemente industriale con imprese in ogni campo, tra cui però primeggiano alcune di fama internazionale: le storiche Cartiere Miliani, le industrie di elettrodomestici Merloni (Indesit, MTS, Antonio Merloni) e le industrie produttrici di cappe aspiranti per cucine (Faber, Elica, Best). Notevole anche la lavorazione dei salumi: rinomato il salame Fabriano, tipico salame coi lardelli marchigiano, da sempre sulle tavole dei buongustai oggi in fase di rilancio grazie al Consorzio di Produzione e Tutela da poco costituito.

Aree di interesse naturalistico ed escursionistico

L'Aula Verde di Valleremita
L'area situata a sud-ovest di Fabriano, compresa nel bacino montano dell'Esino, si presenta ricca di biotipi naturali ancora ben conservati e rappresentativi dell'ambiente del medio Appennino centrale. Il sentiero dell'aula verde si snoda all'interno della valle di Valleremita che si sviluppa tra i versanti sud-est del monte Rogedano (917 m) e nord-ovest del monte Puro (1155 m), facente parte della dorsale umbro-marchigiana. La dorsale umbro-marchigiana sulla quale si sviluppa la valle di Valleremita è prevalentemente costituita da terreni mesozoici a base per lo più calcarea e comprende anche limitate aree collinari con terreni marnosi miocenici.

Monte Cucco (da Piaggiasecca)
All'estremità nord-occidentale del territorio comunale di Fabriano, confinante con la sua frazione di Rucce, è situata la frazione di Piaggiasecca (in territorio di Sassoferrato). Già meta di escursionisti fin dagli anni '30 del XX secolo, come riporta la Guida del Touring Club per le Marche,a pag. 316, edita nel 1936, la frazione è luogo di passaggio obbligato per gli escursionisti del Monte Cucco (situato in territorio di Costacciaro, Umbria) attraverso il Passo Porraia, dal quale si accede anche alla Valle delle Prigioni e alla Forra di Rio Freddo. In bici è possibile percorrere agevolmente il sentiero che porta a Val di Ranco. Panorama di Piaggiasecca, a destra, con Rucce a sinistra, e tra i due il Fosso Paccone, che divide i territori dei due comuni di Fabriano, a sinistra, e Sassoferrato a destra.

I boschi
La zona è molto ricca di boschi di latifoglie caducifoglie che si presentano in composizioni floristiche diverse. Al centro della valle si sviluppa un bosco di Faggio, Acero riccio e Acero di monte. Sui versanti della valle e al di sopra della Faggeta sono presenti boschi per lo più costituiti da Carpino nero, Orniello, Acero napoletano e Roverella. Questo tipo di bosco è arricchito anche dalla presenza dell'unica specie arborea sempreverde diffusa spontaneamente nell'area: il Leccio.
La distribuzione delle diverse specie viventi sul territorio è condizionata dall'azione di alcuni fattori ecologici, capaci di influire direttamente sugli organismi almeno in una fase della loro vita. Essi si distinguono in abiotici (clima, luce, temperatura, terreno) e biotici dovuti all'attività degli organismi (rapporti di predazione, parassitismo, competizione). A Valleremita la distribuzione della vegetazione risente essenzialmente dell'azione delle caratteristiche climatiche: la stretta configurazione della valle impedisce infatti il soleggiamento della parte più interna, dove il clima rimane umido e fresco, consentendo lo sviluppo di boschi di Faggio a quote di gran lunga inferiori alla normale fascia altimetrica da essi generalmente occupata. Dove il soleggiamento è maggiore si distribuiscono gli orno-ostrieti. La situazione della vegetazione non è stabile nel tempo, tende ad evolvere spontaneamente.

All'interno del bosco sono presenti le seguenti specie animali:
- mammiferi: Donnola, Faina, Scoiattolo,Tasso, Ghiro, Lepre, Volpe, Gatto selvatico.
- uccelli: Le cincie, Lui' piccolo, Rigogolo, Merlo, Ghiandaia, Cuculo, Cardellino.
- picchi: Picchio muratore, Picchio verde, Picchio rosso mezzano.
- rapaci: Gheppio, Poiana.
- strigiformi: Allocco, Civetta, Barbagianni, Assiolo.
- rettili: Vipera, Orbettino, Biscia, Colubro liscio, Colubro di Esculapio.

Escursioni in montagna
Partendo dalla frazione di Nebbiano, è possibile scalare il monte di Nebbiano fino a raggiungere la croce sulla cima (790 m.).

Curiosità

Le Chiappe
Anche se oggi l'espressione è disusata, il nome di Fabriano è stato a lungo utilizzato nella locuzione le chiappe di Fabriano per alludere al deretano. L'espressione giocava sull'equivoco tra la denominazione popolare delle "tenaglie a massello", cioè molle per il fuoco (chiappe) dei fabbri e un ben noto sinonimo delle "natiche". L'espressione è abbastanza antica: la si trova, per esempio, nel Bertoldo di Giulio Cesare Croce (che era figlio di un fabbro):
« Per che causa il staffile del Re fa venire nere a te le chiappe di Fabriano? »
(G. C. Croce, Le sottilissime astuzie di Bertoldo (1606))

In conseguenza di ciò, la sola allusione al nome di Fabriano in contesti umoristici o satirici bastava a suscitare l'ilarità dell'uditorio per via dell'evidente allusione alla locuzione suddetta. Si può vedere, ad esempio, la figura di Donna Fabia Fabron de Fabrian di Carlo Porta, che prende di mira la prosopopea delle gran dame di un mondo superato. Lo stesso Porta usa il nome di Fabriano nella veduta accezione.

« (...) amalastant el pes del fabrian (...) »

« (...) nonostante il peso del deretano (...) »
(Carlo Porta, Fraa Diodatt )

Il Pelago
La marcetta del Pelago può essere considerato "l'inno nazionale" di Fabriano.

N.B. Testi tratti dall'Enciclopedia Libera Wikipedia. Tutti i testi di Wikipedia sono rilasciati sotto licenza GFDL.
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